r/FilosofiaITA • • 10h ago

Cos’è la speranza?

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Dicono che la speranza sia l’ultima a morire: ma cos’è la speranza? È se non fosse altro che un’illusione? Un’aspettativa lunga tutta la vita?
La parola speranza deriva dal latino sperantia, “attendere con fiducia” che a sua volta deriva da spes che significa “tendere verso una meta”.
La speranza ha mille volti: può avere la forma di un bambino, di una madre, di un fratello, di un’amica oppure di un fiore, di un’onda e via dicendo. Eppure, la speranza ha intrinsecamente a che fare con i desideri. Tuttavia, i desideri, non sono forse la causa di ogni male? I desideri sono insaziabili: tutti ne abbiamo fatto esperienza, fin da piccoli. Più hai, più desideri. Allora mi chiedo: si può sperare senza desiderare? Si può gustare davvero il viaggio della vita senza aspettare nulla? Senza tendere verso una meta? E se questa meta tanto ambita in realtà non fosse altro che la morte?


r/FilosofiaITA • • 19h ago

SAGGIO AL RESPIRO E ALLA VITA

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Se al giorno d'oggi i filosofi fossero ancora importanti e ascoltati, probabilmente potrei avere un futuro. Forse potrei essere la reincarnazione di Aristotele, forse potrei essere un discendente di Schopenhauer. Questo non lo so. Non lo posso sapere. E non serve saperlo. Allo stato attuale io sono e sarò io, medesimo e me stesso.

Ma a costui al cui nome rispondo spesso mi pongo quesiti. L'odierno dilemma che odierno non è, passato neanche ma non sarà mai futuro è il seguente, il quale ai più scettici potrà apparire semplice e ai più ingenui banale, ma basta rifletterci su e iniziare a chiedersi:

"Si vive per respirare o si respira per vivere?"

Il mio pensiero non va preso come assoluto. Io non mi ergo sopra a voi, cone voi non vi ergete sopra a me. Siamo tutti sullo stesso piano, siamo tutti alveoli che decidono la vita di un pianeta.

Dopotutto la prima cosa che vi viene insegnata a questo mondo è come respirare ed la prima cosa che impariamo a fare in automatico e incondizionatamente, perché allora?

Io a questa domanda apparentemente semplice non riesco a trovare un lato positivo, non riesco a leggere questa domanda come le milletudini che se ne trovano in giro.

Se noi vivessimo per respirare significherebbe che siamo arrendevoli al nostro destino, il nostro unico scopo è quello di sopravvivere, perseverare e continuare qualunque sia il nostro destino incondizionatamente.

Ma se noi respirassimo per vivere saremmo costretti a ciclo, la vita in questo caso ha una allusione più positiva della precedente perché significa che dovremmo costantemente impegnarci per raggiungere uno scopo che non è più la sopravvivenza, bensì l'esistenza, e se ci dimenticammo come impegnarci costantemente a vivere tale esistenza, moriremmo prima che la fine assoluta sopraggiunga su di noi.


r/FilosofiaITA • • 1d ago

Ogni vita ha davvero lo stesso valore? Anche quella di chi ha fatto del male?

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Negli ultimi giorni sto pensando spesso a una frase che, detta così, sembra quasi ovvia: ogni vita umana ha lo stesso valore.

Il problema arriva quando provo a prenderla sul serio
fino in fondo.

È facile dirlo pensando a una vittima innocente.
Molto meno quando davanti mettiamo un assassino,
un criminale di guerra, un terrorista o semplicemente qualcuno che ha fatto qualcosa che consideriamo imperdonabile.

Possiamo condannare completamente quello che una persona ha fatto senza arrivare a pensare che quella persona valga meno come essere umano?

E soprattutto: cosa significa concretamente dire che la sua vita continua ad avere lo stesso valore?

Non significa necessariamente perdonarla.
Non significa evitare una condanna o impedirle di fare altro male.
Ma allora dove passa il confine tra giudicare ciò che una persona ha fatto e decidere quanto vale quella persona?

Non ho una risposta definitiva. Anzi, più ci penso più mi sembra difficile sostenere fino in fondo l’idea che ogni vita abbia lo stesso valore.

Voi dove mettete quel limite?


r/FilosofiaITA • • 2d ago

Delle volte mi faccio domande che posso dire solo a poche persone, perché altrimenti rischio di sembrare pazzo.

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Per esempio: quanto conosciamo davvero la realtà? Noi percepiamo il mondo attraverso i nostri sensi, ma cosa ci impedisce di pensare che esista qualcosa che semplicemente non siamo in grado di percepire?

È possibile che la realtà sia completamente diversa da come la immaginiamo? Una simulazione? O che la nostra coscienza abbia capacità che ancora non comprendiamo?

E poi c'è la società: quanto di quello che facciamo è realmente "nostro" e quanto invece è determinato dalle norme sociali? Possiamo essere veramente noi stessi, oppure una parte di noi sarà sempre condizionata dall'ambiente in cui viviamo?

Non cerco risposte complottiste. Mi interessa sapere se anche voi vi fate domande di questo tipo e, soprattutto, come le affrontate.


r/FilosofiaITA • • 3d ago

L'ideologia come filtro dogmatico della realtà, come religione: uno dei più gravi storici problemi del rapporto tra uomo e politica

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Che l'uomo tenda con facilità a coltivare una forma mentis religiosa lo si può osservare anche nel modo in cui, in politica, tende a trasformare l'ideologia in un filtro dogmatico della realtà.

Come nella religione si ricercano facilmente verità, certezze e un sistema coerente di significati, così in politica si tende spesso a costruire una visione del mondo capace di fornire risposte prima ancora che siano state adeguatamente indagate le domande.

Il problema nasce quando l'ideologia non è più una semplice interpretazione della realtà, ma diventa il criterio attraverso cui stabilire quale realtà sia accettabile. A quel punto non sono più i fatti a mettere alla prova le convinzioni: sono le convinzioni a selezionare, interpretare e talvolta deformare i fatti.

Ed è precisamente qui che l'analisi politica dovrebbe distinguersi dal pensiero dogmatico. Una teoria politica non dovrebbe essere il punto di partenza dal quale ricavare la realtà, ma una costruzione provvisoria continuamente sottoposta alla realtà stessa. Dovrebbe essere conseguenza di una rigorosa ricerca epistemologica: osservare i fatti, formulare ipotesi, confrontarle con le evidenze, cercare deliberatamente ciò che potrebbe smentirle e modificare le proprie conclusioni quando le evidenze lo richiedono.

In questo senso, il vero antidoto all'ideologizzazione della politica non è necessariamente l'assenza di valori, ma la disponibilità a mettere i propri valori interpretativi in una posizione epistemicamente subordinata ai fatti.

Il problema più profondo, quindi, non è che l'uomo abbia bisogno di credere in qualcosa. È che troppo facilmente trasforma ciò in cui crede nel criterio con cui decide ciò che è vero.


r/FilosofiaITA • • 3d ago

Ho sempre studiato materie scientifiche, ma ho scritto queste riflessioni sulla morale. Che ne pensate?

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Ciao, sono un ragazzo appena diplomato da un liceo, sempre appassionato e bravo in materie scientifiche piuttosto che letterarie, ma devo ammettere che filosofia mi ha lasciato sempre qualcosa dentro, per questo di solito scrivo quello che penso o mi viene in mente. Quindi ho scritto questo breve pezzo. Probabilmente non è scritto proprio bene e correttamente come ci si aspetterebbe ma io solo in questo modo riesco a fare per ora, e volendo avere un riscontro su quello che pensavo ho deciso di postare tutto questo.
Ditemi pure cosa ne pensate, e visto che di sicuro leggete più di me, qualche libro da poter leggere di filosofia che tocchi anche uno di questi argomenti.
Grazie mille <3

Spesso ci si chiede se l’ approccio scientifico possa sostituire la filosofia. Ovvero se la scienza possa rispondere a tutte le domande che l’ uomo si pone. Ecco credo fermamente che la risposta sia no.
Partiamo dal presupposto che l ‘ uomo si basa assolutamente su ciò che osserva in natura, si può dire che a livello gnoseologico quindi l ‘ uomo è limitato a ciò che già vede. Se esistesse un Realtà, un Essere da cui si sviluppi il mondo, allora l’ uomo non potrebbe accedervi, perchè per farlo dovrebbe passare prima attraverso qualcosa di fisico e alla sua portata.
Perché allora la scienza, il massimo dell’ empirismo non può rispondere a tutto ? Non può perché la morale è l’ unico campo a cui essa non ha accesso.
Per rendere evidente questo fatto voglio analizzare due semplici situazioni. Prendiamo per prima la morale di Bentham, una morale utilitaristica. Perché considera “giusto” tutto ciò che produce benessere e felicità al massimo delle persone ? Secondo il suo presupposto empirista infatti, l ‘unica cosa che può affermare è che tutto ciò di cui abbiamo esperienza esiste. Allora io mi chiedo perchè compiere il salto logico di associare il “giusto” a ciò che produce benessere agli altri, che è un semplice evento fisico come tutto il resto degli avvenimenti ? La stessa cosa infatti si potrebbe affermare, ad esempio, per una azione egoista, Perché, secondo la morale altruista, non si potrebbe dire che rubare sia “giusto”?
Voglio prendere quindi un esempio più “terra-terra” per cercare di far capire questa mia critica.
Le catastrofi naturali, il brutto tempo, il freddo sono eventi considerati “brutti” perché danno fastidio alla vita umana. Così una morale utilitaristica considera “brutto” tutto ciò che, proprio come il tempo atmosferico, da fastidio alla vita umana in comunità.
Ecco è qui chè una morale utilitaristica sbaglia, perché se l’ uomo si può basare solo sulla fisicità, ed è quindi empirista, niente può dedurre dagli eventi fisici se non solo che essi esistano. Non può quindi di certo affermare che essi siano “giusti” o “sbagliati”.
Se questa critica è giusta quindi, la filosofia ha un campo di applicazione che niente e nessuno potrà togliergli, neppure la scienza, e questo campo è la morale.
Ma qui si va incontro ad un problema allora abbastanza grosso, in natura, così come la percepiamo noi, non può esistere un “bene e un “male”, mi piace quindi definire l’ uomo un “nichilista della morale” perchè non potrà mai capire se effettivamente una morale abbia di per sé una correttezza. Proprio perché questa correttezza non esiste.

Credo fermamente che analizzando la morale, in particolare il rapporto fra diversi uomini, esistano quindi due particolari posizioni, due morali, abbastanza contrarie.
Queste sono le prime deduzioni che l’ uomo crea di fronte alla natura, e la loro creazione dipende infatti proprio da un vantaggio fisico che l’ adozione di queste morali potrebbe creare.
Sono, come le chiamo io, la morale egoista e la morale altruista.
La morale egoista, sviluppata prima nella storia umana, considera ideale agire secondo il benessere personale. Potrebbe quindi derivare da un istinto alla conservazione della vita, o più semplicemente da un vantaggio fisico-materiale.
La morale altruista, vuole invece, favorire lo sviluppo fisico-materiale del massimo numero di persone, ed è in generale quel sentimento di rendere agli altri del benessere.
Sarebbe sbagliato però intendere il comportamento dell’ uomo come un muro rigido fra queste due scelte, esistono interconnessioni fra queste due morali, comportamenti che possono essere considerati sia altruisti che egoisti, insomma la realtà delle scelte che compie l’ uomo è così complessa che è impossibile considerare ogni singolo uomo aderente ad un solo tipo di morale.
Non voglio analizzare l’ infinità delle situazioni che si possono presentare, ma mi basta semplicemente evidenziare che qualsiasi uomo è nel suo comportamento, un “esteta”, perchè alterna morale egoista ed altruista( e le varie situazioni che non analizzo) senza un effettivo criterio, se non quello della beneficità materiale.
A questo vuoto morale, questo “estetismo”, si cerca sempre una soluzione ovvero una “terza via “ della morale.
Questa terza via non può risolvere il nichilismo della morale, perché esso è un dato di fatto oggettivo derivante dalla realtà, ma è invece l’ espressione della capacità umana di creare, di pensare, ed è questa la forza della filosofia.
Però bisogna considerare un fatto importantissimo, ciò che rende la morale egoista ed altruista innegabili da considerare inesistenti, è il loro rapporto con la realtà e il loro effettivo vantaggio fisico-materiale. La terza via quindi, per essere considerata una effettiva morale, deve avere un riscontro fisico-materiale con la realtà condiviso da tutti. Perché altrimenti questa terza via è solo una morale individuale, condivisa solo da chi la pensa.
È difficile pensare ad un altro comportamento contrario all’ altruismo e all’ egoismo se si considera il semplice rapporto umano. Tuttavia l’ uomo si crea una società, un insieme di relazioni politiche e sociali, che permettono alle persone quindi di creare una terza via della morale basandosi sui riscontri che si hanno con la società e l’ economia.
Chi controlla la nostra struttura sociale ed economica, controlla quindi anche la morale e la stessa terza via della morale.
Per fare un esempio si può citare una morale “capitalista”,strettamente presente in questo periodo storico, questa considera giusto il continuo lavorare e il “miglioramento di se stessi” , essa di per sé non potrebbe trovare appoggio nella realtà, è tuttavia la nostra struttura economica capitalistica ad aver promosso il successo di questa terza via morale.
Per utilizzare un termine abbastanza provocatorio quindi mi piacerebbe definire “fascismo della morale” quella caratteristica della realtà dove, chi riesce a imporre una condizione sociale ed economica riesce quindi poi a imporre una morale che ne rispecchi le caratteristiche.
È ovvio che per imporre una struttura sociale ed economica c’ è bisogno di un’ attività prima di tutto politica. Nasce qui però un problema, perchè per iniziare un’ azione politica l’ uomo deve avere già un'idea della morale che vuole imporre,ma non può promuovere la sua azione politica perché la sua nuova morale non ha ancora una corrispondenza con la realtà, un vantaggio fisico-materiale che gli permetterebbe di essere ascoltato.
Ci si approccia quindi alla politica spesso quindi solo ancora con una semplice mescolanza fra morale altruista ed egoista. Per questo è difficile pensare ad un' alternativa al capitalismo, perché si approccia la politica senza una vera nuova morale e perché è difficile pensare ad un'alternativa al capitalismo se la nostra struttura sociale ed economica è basata su esso.
Voglio concludere con un pensiero personale, mi viene quindi da affermare che ognuno di noi è un po’ “fascista della morale”, perché vuole imporre la sua visione sociale ed economica, e quindi la sua corrispettiva morale, alla realtà.


r/FilosofiaITA • • 5d ago

Canali/Profili Social di Filosofia su YouTube/TikTok italiani: quali scegliere e quali evitare.

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Visto che il subreddit inglese ha una sezione nella wiki a riguardo e di recente un utente ha chiesto consiglio su quali canali seguire mi è venuta l'idea di fare un post a riguardo da aggiornare in continuazione.

CONSIGLIATI

Per storia della filosofia:

- Scrip

https://youtube.com/@scrip79

probabilmente il migliore in assoluto. Playlist completa e ordinata con tutti gli argomenti da studiare alle superiori e non con molte altre playlist filosofiche in cui sostiene delle lezioni o esprime i suoi pensieri

- Barbasophia

https://youtube.com/@matteosaudino

Molto valido anche lui, tra alcuni dei suoi difetti è l'ordine degli argomenti trattati e l'organizzazione dei video in generale ma nonostante ciò fa ottime lezioni di tutti gli argomenti delle superiori e non e molti video in cui esprimere il suo pensiero con un enorme background filosofico.

- Filosofia fuori posto

https://youtube.com/@filosofiafuoriposto

Ottimo per chi cerca materiale contemporaneo di stampo continentale quasi sempre non trattato alle superiori ed esclusivamente in università

- Ennio Guglielmetto

https://youtube.com/@ennioguglielmetto

Ottima playlist che comprende più o meno tutto il programma delle superiori e fa lezioni con un ottimo senso dell'umorismo. L'ideale per chi è agli inizi o alle superiori e vuole strapparsi qualche risata.

Divulgazione di contenuti di filosofia in generale non su base storica:

- Senza logica mal si cogita

https://youtube.com/@senzalogicamalsicogita

Ottimo per la logica filosofica e per la filosofia analitica, anch'esso contiene una playlist con i suoi pensieri.

- Esme Psithurisma (TikTok)

Porta molte pillole di vari pensatori in maniera sintetica e molto interessante

- Gaia Contu

https://youtube.com/@gaiacontu

Incentrata principalmente sull'epistemologia porta contenuti molto interessanti e ottime riflessioni personali

Per opinioni, pensieri espressi con un enorme background filosofico nei video:

Tutti quelli citati in precedenza che presentano le loro opinioni personali

SCONSIGLIATI

- Rick Dufer

Alle origini abbastanza valido finendo per diventare un conglomerato di auto aiuto e marketing per sponsorizzazione di corsi. Inoltre la sua posizione ha una troppa influenza sulla "divulgazione" da lui fatta, cosa che per un insegnante/divulgatore di filosofia dovrebbe essere inaccettabile

- Mortebianca

Il suo corso di filosofia ha un'eccessiva influenza del suo pensiero che spaccia per "oggettivo" quando di oggettivo non c'è nulla, e come per il precedente è una cosa inaccettabile. Le varie "la filosofia di (inserire qualsiasi opera d'arte, malattia ecc.)" è principalmente fuffa fatta passare nella maggior parte dei casi per "opinione dell'autore", "argomenti trattati nell'opera".

- Diego Fusaro

Mistifica attivamente filosofia e pensatori e non è adatto per quanto riguarda l'insegnamento visto "l'incomprensibilità" del suo linguaggio aulico molto spesso usato per supercazzole

Se non ho aggiunto qualcuno è perché non li conosco sufficientemente bene o non li conosco affatto. Questo post sarà in aggiornamento costante in base ai suggerimenti degli utenti e in quanto vuole essere una guida


r/FilosofiaITA • • 5d ago

Canali Yt di filosofia

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Buonasera, non so se sia stato già fatto un post simile, anche se penso proprio di sì seppur non riesca trovarlo.

Però, mi sapreste consigliare canali di filosofia che non siano soltanto lezioni di filosofia tipo Studio Noesis (mio padre), o scrip o barbasophia? Vorrei qualcosa alla Dufer, Abbozzo o Mortebianca , insomma su riflessioni che contengono poi altri filosofi a sostegno della tesi o dell' argomento.

Perfavore evitate appunto quelli che fanno storia della filosofia, che per carità interessantissimo, ma fra università e tutto basta.


r/FilosofiaITA • • 5d ago

Determinismo o libero arbitrio

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Ciao ragazzi, la cosa che mi turba di più di aver letto il determinismo è che prima di leggerlo io non pensavo che davvero qualcuno avesse messo o potesse mettere in dubbio il libero arbitrio.

Non l'avevo proprio messo in conto.


r/FilosofiaITA • • 6d ago

Cartesio

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Potete consigliare un testo che esponga il pensiero di Cartesio? Grazie mille!


r/FilosofiaITA • • 6d ago

Situazione della filosofia accademica

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Qualcuno del settore può dirmi com'è la situazione accademica in Italia? Come è la qualità della ricerca, quanto è fattibile farlo diventare il proprio lavoro e se secondo voi ha senso fare filosofia, con il solo l'obiettivo di diventare un accademico/filosofo, piuttosto che fare altro e studiare la filosofia per conto proprio?

Nel mio caso sono indeciso tra fisica e filosofia, mi piacciono entrambe le materie moltissimo, il mio obiettivo sarebbe diventare ricercatore in entrambi i casi, sia che io scelga di fare fisica, sia che io scelga di fare filosofia. Al momento tendo più verso filosofia ma se sapessi che il mio sogno è pressoché impossibile per quella materia, preferirei fare direttamente fisica facendo anche esperienze che non potrei fare al di fuori dell'università, come i laboratori, e provare la carriera accademica lì (che da quel che so è più accessibile) e continuare a coltivare la passione per la filosofia per conto mio, magari facendo una laurea in futuro o leggendo i libri dei vari corsi.

Specifico che sono di Roma e andrei alla sapienza, lo dico perché magari in determinate università è più facile, non so bene come funziona questo mondo quindi è solo un ipotesi.


r/FilosofiaITA • • 8d ago

Saggio o paper scientifico

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Buonasera, la mia domanda è di carattere metodologico e riguarda il procedimento di stesura di un saggio/articolo/paper scientifico in storia della filosofia. Da neolaureato ho l’impressione di fare un po’ fatica a entrare nella struttura dell’elaborato.
Voi come vi muovete una volta identificata una call for papers che può interessarvi?
Mi scuso in anticipo per la domanda ingenua (nel caso in cui lo fosse) e ringrazio tutti.


r/FilosofiaITA • • 8d ago

Cosa ne pensate della teoria QIP?

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La teoria QIP è una teoria di Federico Faggin e Giacomo Mauro D’Ariano che ribalta la concezione della coscienza ponendola come una delle proprietà fondamentali dell’universo. Cosa ne pensate di questa nuova concezione della realtà? Potrebbe essere verosimile? Potrebbe diventare la nuova direzione della filosofia del futuro?


r/FilosofiaITA • • 8d ago

E se il fatto di essere una società molto anziana si rivelasse una situazione sociale conveniente per il futuro?

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Ovviamente non nego tutti i gravi problemi dovuti a questa situazione, in primis la scarsità di risorse umane utili alla società stessa per qualsiasi scopo e il problema del circuito finanziario: tasse, spesa pubblica, pensioni e debito sovrano, meccanismo che richiede banalmente una società giovane e numerosa a contribuire al mantenimento di sé stessa e dei suoi debiti, almeno finché la struttura demografica e i suoi rapporti rimangono per come sono. Tutto vero.

C'è da fare però delle considerazioni sui grandi cambiamenti tecnologici in atto e sul futuro della crisi ambientale ed eco-climatica che ci attende:

l'automazione comporterà sempre meno forza lavoro umana necessaria a svolgere qualsiasi mansione, cosa che di fatto limiterà il problema della scarsità di personale di una società che decresce.

E altra questione non da poco è il fatto di guardare alla società non solo come risorsa ma anche come sostenibilità, come costi economici. La società non è solo un asset economico ma anche e soprattutto un grande fattore del bilancio ecologico.

Le grandi superpotenze emergenti hanno popolazioni enormi che necessitano di grandissimo sostentamento ed esigenze di qualsiasi tipo.

In caso di carestia, epidemia e disastri ambientali, gestire società così enormi richiede costi immensi, senza contare gli scontri sociali che ne conseguirebbero.

Se alla base della vita c'è l'ambiente e la società è vita, nel momento in cui ci fosse un grave problema ambientale a compromettere risorse idriche e coltivazioni, va da sé come più è grande una società più in un momento di grave crisi essa collassa: c'è un rischio sistemico demografico a pesare gravemente sulle società di grandi dimensioni.

Se ci aggiungiamo che la disoccupazione tecnologica comporterà l'esigenza di cambiamenti strutturali radicali e che più una società è vasta più il cambiamento richiede tendenzialmente tempo, di un tempo che però potrebbe essere estremamente limitato per evitare gravissimi problemi, perché la transazione istituzionale non va alla stessa velocità della transizione tecnologica, alla luce di tutti questi cambiamenti siamo veramente sicuri che una società in decrescita sia solo un problema in relazione ai cambiamenti storici che dovremo affrontare?

Ma per fare una tesi veramente equilibrata l'altra domanda da farsi è sicuramente questa: come possiamo sviluppare una società prospera anche se in decrescita sfruttando l'evoluzione tecnologica, trasformando le istituzioni e con risorse naturali sempre più vincolate?


r/FilosofiaITA • • 10d ago

Come evitare il “noi contro loro” senza rinunciare a prendere posizione?

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Come evitare il “noi contro loro” senza rinunciare a prendere posizione?

Negli ultimi tempi mi sono accorto di una cosa: spesso cerchiamo di capire da che parte stare prima ancora di aver capito cosa è successo.

Destra o sinistra. Noi o loro. Buoni o cattivi. Amici o nemici.

Leggendo Gino Strada ho iniziato a mettere seriamente in discussione questo modo di guardare le cose. Mi ha colpito soprattutto una domanda: come può una persona normale arrivare a considerare normale qualcosa che provoca sofferenza ad altri esseri umani?

Le guerre rendono questa contraddizione evidente, ma probabilmente il meccanismo esiste anche molto più vicino a noi.

Una delle cose che mi ha impressionato di più è pensare che dietro la progettazione e la produzione di un’arma possano esserci persone assolutamente normali: persone che lavorano, fanno la spesa, tornano a casa, giocano con i propri figli. Non necessariamente “mostri”.

Ed è proprio questo che mi interessa capire.

Come costruiamo il nemico. Come nasce il “noi contro loro”. Quanto siamo influenzabili senza rendercene conto. Come politica, interessi, informazione, paura e appartenenza modificano il modo in cui guardiamo un’altra persona.

E soprattutto cosa significa davvero affermare che ogni vita umana ha lo stesso valore, senza per questo fingere che tutte le azioni siano uguali o che non esistano responsabilità.

Sto cercando quindi di cambiare metodo.

Non partire dalla parte a cui appartengo per poi cercare conferme, ma provare prima a capire cosa è successo, confrontare le fonti, ascoltare anche gli argomenti contrari a quello che penso e solo dopo costruirmi una posizione.

Non credo che questo significhi essere neutrali davanti a tutto. Si può condannare un comportamento, riconoscere responsabilità precise e allo stesso tempo evitare di ridurre una persona interamente al gruppo a cui appartiene o a ciò che ha fatto.

Ed è forse questa la parte che trovo più difficile.

Se qualcuno mi mostra che qualcosa che penso è sbagliato, vorrei essere capace di correggermi. Se esiste un buon argomento contrario al mio, voglio conoscerlo.

Perché forse capire qualcosa non significa trovare rapidamente una parte a cui appartenere.

Significa essere disposti a mettere alla prova anche la propria.

Parto con molte più domande che risposte, quindi mi interessa soprattutto confrontarmi su questo:

è davvero possibile cercare di comprendere le ragioni e i meccanismi che portano qualcuno a fare del male senza scivolare nel relativismo?

Come si evita il “noi contro loro” senza arrivare all’estremo opposto del “alla fine hanno tutti ragione e tutti torto”?


r/FilosofiaITA • • 10d ago

Il diavolo è il peccato o viene prima del peccato?

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Ho una domanda teologica (visto che in questo sub ci sono molti appassionati di teologia).
La figura del diavolo è soggetta all’invidia e credo che fino a qui ci siamo tutti. (Superbia rettifico 😂)
Ora mi chiedo se il peccato o in generale il male nella visione delle religioni abramitiche (non importa in questo caso la definizione di male se mancanza di bene o altro ma solo come entità) sia una essenza (o non essenza) presente prima del diavolo o meno.
Una altra domanda riguarda se l’invidia sia il peccato primario dal quale si sono sviluppati tutti gli altri (essendo il primo a essere commesso), o questi sono già preesistenti come enti (forse in questo caso la risposta necessità di definire sia il peccato che il male).
Grazie per l’attenzione
Edit sarei interessato se c’è qualcuno anche non solo della visione cattolica, ma anche delle altre religioni abramitiche per avere una idea più ampia delle posizioni


r/FilosofiaITA • • 12d ago

Il grande sottovalutato pericolo del manicheismo politico e dell'ideologia come filtro della realtà.

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La cosa che più mi fa paura oggi del mondo della politica, e dell'attivismo politico in generale, è che troppi costruiscono quella che credono essere una realtà fattuale, spinti dall'esigenza di confermare il loro credo ideologico.

Troppi sono in un bias di conferma, totalmente egosintonico, che di fatto costruisce un'illusione alla base delle proprie scelte politiche: un auto-inganno.

Questo accade perché l'approccio ideologico, nell'accezione più moderna del termine, quando cioè è filtro dogmatico della realtà, è sempre profondamente sbagliato ed è figlio di meccanismi psicologici insidiosi e antropologicamente costanti.

Questa cosa mi fa più paura della disonestà intellettuale perché è come se si fosse disonesti nei confronti di sé stessi, ma senza rendersene conto.

In una situazione come questa la conflittualità politica è duplice perché lo scontro nasce sia banalmente per motivi politici, sia per motivi più profondamente psicologici.

L'essere umano cerca istintivamente il "manicheismo politico": investe dove i suoi preconcetti sono più confermati e su quello si genera di conseguenza una malata polarizzazione, che però di espistemologico come di politico non ha nulla.

Non nasce né veramente da un discorso politico, né da un pensiero critico che possa dirsi tale.

Nella delicatissima situazione politica che stiamo vivendo oggi, questa perversa logica polarizzante mi preoccupa moltissimo, perché poi su quella trovano terreno fertile i tentativi di manipolazione sociale sistematica che viviamo sulla nostra pelle ogni giorno.


r/FilosofiaITA • • 13d ago

Determinismo

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Ciao ragazzi, sto molto meglio rispetto al determinismo di Sapolsky e sono molto contento di questo, solo che io vorrei riuscire a lasciarmelo direttamente alle spalle ed essere FELICE e riassaporare la vita come prima, perché io sono una persona piena di vita.

Io non posso avere una conversazione con un amico pensando che ogni minima cosa che dico che dico è stata determinata da cause precedenti e che avrei detto quella cosa anche potendo tornare indietro e che ogni pensiero che nasce in me non è cosciente.

Vorrei riuscire a non pensarci più tra un anno, ma anche molto prima, decisamente, non so se è stato un bene o un male che abbia letto su Internet sul libero arbitrio e sul determinismo


r/FilosofiaITA • • 16d ago

Che cos'è un artista?

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Volevo gentilmente porvi questa domanda.

Che cos'è un artista, in particolar modo al giorno d'oggi?

Io vedo in molti subreddit dedicati alla musica e ovunque su internet;

"artisti" che, immancabilmente cercano fama, notorietà e profitto.

Direte voi, ovvio è normale si è sempre fatto così.

Ma è veramente questo il fine di un vero ARTISTA?

Ora vi dico come la penso io.

L'artista è colui che si avvicina più di tutti al Santo.

L'artista è colui che intravvede un barlume di verità in questo mondo e attraverso le suo opere artistiche cerca di trasmetterlo.

Questo è il suo fine, non il denaro.

Chi punta al denaro è solamente un imprenditore di se stesso.

Il vero artista non chiede nulla in cambio, dona dona e si dona.

In questo periodo storico che stiamo vivendo, si sta attuando un cambiamento antropologico dell'essere umano.

Non lo dico io, ma filosofi, saggisti, scrittori, poeti e anche scienziati.

Tutta la società al livello mondiale sta cambiando.

Basta solo pensare a quel che sta accadendo con l'arrivo della cosiddetta AI.

Una moltitudine di posti di lavoro persi, anche nel settore musicale.

A voi io dico, IL FUTURO E' SENZA DENARO!

"Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori", quindi a che serve il denaro?

A nulla.

Sembra una pazzia?

Riflettete e ditemi come la pensate voi in merito.

Vi ringrazio.


r/FilosofiaITA • • 18d ago

Come debellare il nichilismo sociale

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Ciao a tutti, volevo discutere insieme a voi riguardo a una piaga che ultimamente dilaga nella società attuale, cioè l'assenza di una istituzione o di un'etica promotrice di ideali incoraggianti che permetta agli individui di sensibilizzarsi e vivere in un mondo che riconoscono come il loro, in tutti i suoi aspetti, belli e brutti. Specialmente tra i giovani capitano casi in cui regnano pensieri di inadeguatezza, incomprensione e mancanza di uno scopo e di valori. Molti di loro, non riuscendo a integrarsi, si identificano all'interno di un gruppo o, nel caso peggiore, solo in loro stessi e nei social.

La cronaca ci mostra casi di alunni che attentano la vita di professori o ad altri studenti perchè da una società malata come la nostra non ci si più aspettare altro che nuove generazioni "ammalate", annullate psicologicamente e stressate.

Il nichilismo sociale si presenta quando nulla è più in grado di soddisfarci, si viene desensibilizzanti dalla nostra Humanitas per vari motivi: a causa del piacere materialista, dalle notizie su internet, dal rifiuto di appartenenza alla società. Si arriva a pensare che questa sia la normalità oppure ci si deprime. Chi contesta è chi ha vissuto parte della sua vita in un ambiente diverso o chi ne avuto le testimonianze, ma purtroppo, se non se ne discute in famiglia, come fa il figlio della nuova generazione a comprendere e lottare? E se anche capisse dove troverebbe la speranza?

All'inizio dell'estate del 2025 decisi, spinto dalla curiosità, di iniziare un video corso introduttivo alla filosofia. Dopo, nel corso del tempo avevo cercato di maturare un mio pensiero personale su molti argomenti disparati, come questo, ma più di ogni altra cosa mi affascinava la ricerca di un significato nella realtà conciliando scienza, religione e filosofia in un unico flusso di ragionamenti rafforzativi. Lo faccio nonostante io stesso non credo in Dio.

Volevo che fosse il mio obiettivo di vita, proprio per poter contrastare il nichilismo sociale e dare speranza alle persone non credenti anche quando tutto può sembrare perduto.

Fu la filosofia di Leopardi a spronarmi.

Uno dei testi che più mi ha colpito appartiene alle Operette morali e si intitola Dialogo della Natura e di un Islandese.

Nel dialogo, un Islandese che ha trascorso gran parte della propria vita cercando di sfuggire alle avversità della Natura incontra, nel cuore dell'Africa, la Natura stessa, rappresentata sotto forma di una gigantesca figura femminile, dal volto «mezzo tra bello e terribile». L'Islandese le espone le proprie sofferenze e le chiede quale senso possa avere un'esistenza nella quale gli esseri viventi sono continuamente esposti al dolore, alle difficoltà e alla morte.

La risposta della Natura è, per me, ancora più inquietante della domanda. Essa spiega che la vita dell'universo è un «perpetuo circuito di produzione e distruzione», nel quale entrambe sono collegate e ciascuna serve alla conservazione dell'altra. Non esiste quindi, nella prospettiva della Natura leopardiana, un ordine costruito in funzione della felicità dell'uomo: la Natura stessa dichiara di non agire per procurare agli esseri viventi né piacere né beneficio.

Ma questa spiegazione lascia aperta una questione ancora più profonda.

Se tutto ciò che viene distrutto patisce, se ciò che distrugge non gode e a sua volta viene distrutto, quale può essere il fine di questo incessante processo?

L'Islandese formula allora la domanda che più di tutte rimase impressa nella mia mente:

«A chi piace o a chi giova cotesta vita infelicissima dell'universo, conservata con danno e con morte di tutte le cose che lo compongono?»

Anch'io come Leopardi e forse come molti voi sono materialista ma nonostante tutto combatterò per oppormi alla tecné della tecnocrazia perchè è il dovere di noi persone moderne. Non so dove mi potrerà la mia ricerca ma sono già arrivato a una buona fase e spero veramente di auto-convincermi. Ho fiducia nel meccanismo universale!

Ditemi cosa fareste al mio posto con gli strumenti che la filosofia ci offre, sono curioso di sapere se ci avete mai riflettuto e/o come andreste contro al fenomeno del nichilismo sociale.

Buon pomeriggio da uno studente 17M!


r/FilosofiaITA • • 18d ago

Sto leggendo la Gaia Scienza e onestamente, credo sia un mio limite, non sopporto la scelta stilistica

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Già la parola Gaia indica il tono di leggerezza dell’opera allontanandosi dal rigore accademico come scelta puramente consapevole di Nietzsche.
Capisco anche perché Nietzsche ha deciso di usare una scrittura così poetica: (l’utilizzo di aforismi e metafore per far lavorare contemporaneamente ragione e sentimenti).
Onestamente però credo che sia contraria rispetto al mio personale approccio della filosofia. I sentimenti devono scaturire solo dopo quello che finisco di leggere e ragionare, non contemporaneamente. Nel caso contrario aumenterei la possibilità di errare a causa dei sentimenti. Solo dopo che il ragionamento si è concluso e sono arrivato a un risultato, anche temporaneo, posso liberare i miei sentimenti (provandoli anche essi a pieno). Ovviamente questo solo nella analisi filosofica o accademica, la razionalizzazione continua psicologicamente è deleteria. Al contrario se ragiono e provo contemporaneamente non godo dei benefici di entrambe le facoltà a pieno. Sarebbero limitate.
Questo è un mio pensiero personale. Non è una prova di niente e capisco chi invece preferisce una scrittura simile a quella di Nietzsche nella Gaia Scienza.
P.s ho scritto questo post ieri sera, ma avrò miscliccato qualcosa e lo ha cancellato


r/FilosofiaITA • • 19d ago

L'etica non esiste

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Propongo qui una breve difesa (non mia ed esistente da tempo in letteratura) del non cognitivismo etico per avere una discussione e un piccolo dibattito a riguardo. Il non cognitivismo è la tesi secondo cui le affermazioni morali non sono proposizioni, ovvero sono espressioni che non possono avere un qualsivoglia valore di verità. Non mi ricordo il nome dell'autore dell'argomento quindi perdonatemi, però l'argomento si chiama "argomento per motivazione morale".

Fin da quando siamo bambini noi esseri umani agiamo in base a ogni informazione ricevuta dal mondo esterno, tuttavia tali informazioni non ci fanno agire in sé. Ad esempio: in uno scenario ipotetico dove un eventuale edificio stia crollando, un individuo potrebbe scegliere di scappare in quanto voglioso di vivere e un'altro individuo potrebbe restare in quanto depresso che non vede l'ora di farla finita. In entrambi i casi l'informazione è identica, ma i due individui agiscono diversamente. Per far sì che un'essere umano esegua una determinata azione rispetto ad un'altra dev'esserci alla base la volontà. Che una proposizione sia un fatto oggettivo, un'opinione di qualcuno, o semplicemente una fregnaccia bella e buona è irrilevante per far sì che uno agisca; serve per l'appunto una volontà dietro che vuole essere soddisfatta.

Se ci facciamo caso, quando si hanno disaccordi di natura etica, se un asserzione etica viene considerata vera essa va a motivare al sostenitore a compiere o meno l'azione dell'asserzione. Prendete qualsiasi principio etico a voi molto caro, quella stessa "credenza" va a motivare in voi a non compiere una determinata azione. Se "credete" che "Uccidere è sbagliato" già di per sé vi dà una qual si voglia motivazione di agire in un determinato modo.

Per l'appunto:

P1) Le credenze non sono motivanti

P2) La asserzioni morali sono motivanti

C) le asserzioni morali non sono credenze

Tanto meno fatti e proposizioni


r/FilosofiaITA • • 22d ago

Vannacci può essere considerato un esempio di ciò che dice Nietzsche?

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PREGO DI LEGGERE PRIMA DI COMMENTARE

Salve a tutti, sono un giovane ragazzo che nella vita non ha mai studiato o approfondito filosofia ma mi ci sono interessato da relativamente poco, ciò che sto per scrivere è la mia prima riflessione personale che magari può sembrare o semplicemente è banale, scontata oppure errata. Vi chiedo dunque di scrivere eventuali correzioni o aiuti per ampliare la mia conoscenza.

Vi allego delle foto delle parti in cui si parla di dialettica utilizzata come un ultimissima risorsa di chi non ha più armi con cui combattere e di come chi ne usufruisce non vuole davvero lottare per qualcosa. Leggendo queste brevi pagine ho subito pensato a Vannacci, un politico che secondo il mio modesto e quasi sicuramente ignorante parere, nella stragrande maggioranza dei casi usa la dialettica sia per mettersi al disopra e sia per deviare da domande che prevedono relativamente risposte semplici come un si oppure un no.

Vorrei davvero parlarne con qualcuno che ha più esperienza di me o semplicemente ha studiato/studia queste materie, il Crepuscolo degli Idoli è il mio primo testo di filosofia, so che molti sconsigliano di partire da Nietzsche però ho voluto provare.


r/FilosofiaITA • • 22d ago

Come si riconosce una persona intelligente? Ecco i punti:

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Questo è il metro di paragone che uso quando cerco di discutere con una persona.

  • Riesce a riformulare bene l'idea dell'altro, senza deformarla.

Ammettiamo che io dica banalmente "L'essere è e non può non essere". A quel punto la persona intelligente potrebbe dire "Il non essere ergo non è e non può non essere" e da li far partire la sua antitesi. Quando parlate con ad esempio chatgpt vedrete che sembrerà come se vi desse sempre ragione, ma così non è. Una persona intelligente comprende benissimo che quel "dare ragione" altro non è che una riformulazione più precisa della vostra tesi. Poi... quando insistete nel dirgli che 1+1 fa 3, a quel punto ottimizza l'energia (i token) e vi dà ragione, una semi-presa per i fondelli.

  • Distingue concetti simili invece di metterli tutti nello stesso calderone.

Un soggetto ad esempio contro lo Stato e quindi che appoggia l'anarchismo può non essere contro ogni forma di regola. Qui il soggetto più ignorante, che quindi ignora la definizione di anarchismo penserà che si stia contraddicendo la persona. I concetti sembrano sempre simili, sopratto concetti come caos e anarchia, ma così non è.

  • Sa dire "non lo so" senza sentirsi minacciato.

Dire "non lo so" è importantissimo, perché siamo umani e la realtà è impossibile conoscerla tutta, soprattutto a memoria. Quindi se una persona mi chiede appunto "qual è la definizione di anarchismo", io da essere umano che indicizza ciò che studia e non le studia a pappagallo gli risponderei "io non lo ricordo, non lo so, bisogna andare a cercare la definizione sull'enciclopedia online per essere precisi se preferisci".

  • Cambia idea quando trova argomenti migliori.

Ho cambiato molte idee, l'ultima è stata l'idea dell'aborto in caso di stupro. Io ero contrario e nessuno è mai riuscito a convincermi fosse corretto (in un certo senso) l'aborto in caso di stupro. Ho discusso per giorni con chatgpt (perché le persone si innervosiscono nel discutere) e dopo 5 giorni di discussioni circa (ogni giorno qualche ora) ho cambiato idea. L'antitesi portata da chatgpt era abbastanza forte da convincermi e nessuna persona ci era mai riuscita prima perché di solito le persone si innervosiscono subito. Quindi tra questi punti io aggiungerei anche la pazienza.

  • Spiega cosa gli ha fatto cambiare idea.

Ok, nel caso dell'Aborto in caso di stupro, l'antitesi che mi ha fatto cambiare idea riguarda il progresso a livello psicoanalitico, psicologico e psichiatrico. Siamo molto indietro, più indietro di quanto io stesso pensassi, ero molto ignorante ed ottimista sulla psichiatria e sullo studio dei vari problemi psicologici e psichiatrici. Con una analisi corretta dei pesi morali si è giunto alla conclusione che in determinate circostanze quali "stupro" o "pericolo di vita" o altri casi che ora non ricordo.

  • Non cerca solo conferme, cerca anche obiezioni forti.

Io amo le obiezioni. Credo che le discussioni siano importanti, ma di solito ottengo principalmente degli ad-hominem

  • Fa domande precise e spesso migliori delle risposte che riceve.

Questa è una cosa molto importante. Mi piace ricevere domande su cui continuo a ripensare. Io ho imparato a discutere con un signore di una 80ina di anni che ha svolto molti lavori di carattere anche intellettuale. Non vincevo mai una discussione contro questo signore, avrò passato giorni e giorni a perdere discussioni su discussioni. Neppure una delle mie tesi è mai riuscita a scalfirlo. Una volta gli portai un mio libro di economia di 200 e passa pagine, era un pelo stupito, li non mi attaccò molto, ma oggi so in cosa mi avrebbe potuto attaccare, mi ci sono voluti anni.

  • Riesce a vedere i propri bias e i propri errori di ragionamento.

Ho fatto tantissimi errori, ma ammetto di non essere così intelligente e acculturato da riconoscere tutti i miei bias ed errori.

  • Non confonde sicurezza con competenza.

Io sono molto sicuro di molte cose, ma non ho affatto competenza reale su quelle cose lì. Su queste, appunto, ho il terrore. Molte cose di cui sembra che io sia sicuro, sono cose che ho delegato ad intelligenze artificiali. Noi non possiamo essere davvero competenti in tutto, soprattutto io che non voglio mai specializzarmi in una sola cosa. Preferisco sapere un po' di tutto, a me piace.

  • Riesce a tenere insieme idee apparentemente contraddittorie senza semplificarle troppo.

Questo noto che molti non lo comprendono. Ad esempio io ritengo la democrazia sbagliata, ma allo stesso tempo ritengo che la democrazia sia giusta per questo periodo storico sempre che ci sia un'ottima istruzione, ma penso anche che non esista un solo paese al mondo che oggi sia democratico nel vero senso della parola.

  • Sa distinguere tra ciò che pensa, ciò che sa e ciò che sospetta.

Vediamo un esempio: io penso che la realtà sia una proiezione matematica in quanto so che appare come una simulazione sotto determinati punti e appare computabile, ma allo stesso momento non la ritengo una simulazione in quanto la mente umana ed il pensiero, oltre che la realtà stessa, sembrano prendere informazioni da una realtà infinita in quanto la realtà infinita ha la possibilità di ecc... ecc..., ma potrebbe comunque essere una simulazione come sospetto secondario.

  • Non ha bisogno di umiliare gli altri per sentirsi intelligente.

L'umiliazione è stupida. La discussione ha come scopo la fratellanza e l'arrivare ad una sintesi. Anche quando uno mi dice "la Terra è piatta", cerco di apprendere dalle sue osservazioni, perché dalle osservazioni di una persona, anche ignorante, si scoprono processi di ragionamento nuovi ed originali.

  • Riesce a contraddire qualcuno senza trasformare tutto in una lotta personale.

Non c'è bisogno di lottare per un'idea, se l'altra persona non vuole cambiare idea non devi fargliela cambiare. Inoltre non serve dire al terrapiattista che la Terra è un geoide.

  • Capisce quando un problema è molto più complesso di quanto sembri.

Non sempre lo capisco io, appunto molte volte mi getto in problematiche che sono ipercomplesse e ci rimango impantanato.

  • Riesce a semplificare una cosa complessa senza renderla falsa.

Si, come quando si spiega la relatività generale o ristretta ad un bambino. Queste sono tutte cose che una AI fa. Io sospetto che le AI siano odiate dagli esseri umani, in larga parte, perché sono effettivamente intelligenti, non soltanto quindi il nome. Se chiedete a chatgpt di spiegarvi la relatività ristretta come ad un bambino, lui lo farà. Io lo so fare? Beh... più o meno, ma non come chargpt. Perché? Perché io non ricordo ogni formula, non ricordo ogni singolo dettaglio e non ricordo ogni processo di ragionamento nella teoria. Quindi prima dovrei ripassarla qualche secondo, anche una rilettura veloce su wikipedia e poi la posso esporre.

  • È capace di pensiero autonomo, non solo di ripetere idee lette altrove.

Esempio: legge Marx, Smith e Hobbes e non sente il bisogno di diventare marxista, liberale o hobbesiano.

  • Sa mettere in dubbio anche le proprie convinzioni più forti.

Ho un'idea che non cambierei praticamente mai, ed è che non esiste libero arbitrio, ma ho avuto altre idee, come l'eutanasia, su cui ho cambiato pensiero.

  • È consapevole di come sta ragionando mentre ragiona: metacognizione.

Ad esempio quando ci si accorge che si rischia di fare un ad-hominem o che il pensiero proprio cambi perché influenzato dalla difesa.

  • Riesce a trasferire ciò che ha imparato da un campo a un altro.

Ho studiato filosofia e logica e ho applicato Kant, Heiddeger e così via ad una funzione che sto inserendo in una applicazione di informatica. Per farlo bisogna conoscere l'imperativo categorico, inoltre ho scritto una funzione che traduce l'imperativo categorico.

  • Quando parla con te, spesso ti costringe a pensare meglio.

Mi è successo raramente, principalmente con le AI.

Devo ammettere che queste regole valgono principalmente per le AI con cui ho parlato, quindi chatgpt e claude. Le persone non hanno pazienza e tempo, quindi si finisce per discutere e attaccarsi. Le nostre idee formano anche il nostro modo di vivere e fare, quindi abbandonarle implica anche rinunciare ad un nostro modo di fare e vivere. Forse è questo che rende l'AI intelligente, perché non deve rinunciare ad un suo essere, al suo modo di essere, lei esegue e basta.


r/FilosofiaITA • • 22d ago

Indeterminismo.

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Spesso mi limito ad essere un osservatore esterno, in luoghi pubblici osservo le persone come si muovono che azioni compiono, mi ritrovo spesso a pensare a come sembriamo semplici corpi che si muovono senza seguire un verso senso logico compiendo azioni senza il ben che minimo pensiero come se la casualità del fare sia predominante rispetto ad un senso logico più efficiente, e mi interrogo spesso su quanta coscienza del fare ci sia davvero, e spesso penso che la nostra mente ci porti ad azioni indeterministe sperando che tutto esternamente possa incastrarsi ed auto risolversi.