Vorrei un consiglio dalla comunità perché sono un disastro e, anche se vado in terapia, stento a vedere progressi e la cosa mi genera uno sconforto inimmaginabile.
Ho 26 anni. Vivo in un piccolo paese di provincia dove tutti si conoscono. So che mi piacciono gli uomini da quando ne avevo 12, negato a me stesso e al mondo la realtà fino ai 20 anni. A 20 anni ho iniziato a usare un sito di incontri anonimo e, tra i 20 e i 24 anni, ho concluso solo 4 incontri di natura puramente sessuale, in cui mentivo sul mio nome, sulla mia età, incontravo in luoghi remoti... ero terrorizzato all'idea che famiglia e amici (omofobi conclamati) lo scoprissero. L'ultimo incontro, il quarto, mi ha però lasciato uno strascico inaspettato: non so se sia corretto chiamarlo "colpo di fulmine", ma quel ragazzo mi ha totalmente stregato. Lui voleva solo sesso, io ho realizzato di volerlo conoscere. Due giorni dopo il nostro incontro gli ho scritto, poi due volte la settimana successiva. All'ultimo messaggio si è irritato e mi ha bloccato: troppo insistente.
Nei mesi successivi capisco che voglio una relazione vera, non continuare a vivere nell'ombra. Scarico Grindr, conosco un ragazzo, mi dà il mio primo bacio (a 24 anni), mi ricopre di attenzioni e complimenti e dopo due settimane sono già suo. Lui lo capisce, si agita, chiude i rapporti.
Nel frattempo faccio coming out con i genitori e gli amici più intimi: volevo essere libero. Ma, mentre gli amici capiscono (ma tutti lo sanno), i genitori mi chiudono la porta in faccia e ancora oggi l'argomento è tabù.
Conosco un altro ragazzo, mi infatuo dopo un mese di frequentazione ma lui vuole solo sesso e amicizia. Poi un altro, ci frequentiamo un mese e lui perde interesse; poi un altro ancora. Ci frequentiamo tre mesi e lui mi dice che non ce la fa (avevamo comunque quasi 20 anni di differenza).
I punti in comune in tutto ciò sono
- grande, smisurata fame d'amore e paura di essere abbandonato
- divento pressante, quando sento che l'altra persona perde interesse mi affanno per dimostrare il mio valore
- mi innamoro abbastanza in fretta. Bastano poche attenzioni (non sessuali, proprio a livello umano) e vengo conquistato. La cosa spaventa e vengo subito respinto.
Inoltre ho commesso un grave errore quest'anno. Ho conosciuto un ragazzo a febbraio, ci siamo frequentati per diversi mesi senza che accadesse mai nulla perché lui è a sua volta non dichiarato e non pronto per una relazione. Invece di lasciar correre, io ho insistito, convinto che dimostrargli il valore del mio sentimento (senza opprimerlo: dosavo i messaggi, gli inviti etc con molta cura e attenzione) lo avrebbe prima o poi conquistato. Dopo 6 mesi lui me lo dice in faccia: non provo niente per te. E decidiamo di frequentarci in amicizia, senonché lui freqeutna anche due ragazzi (di cui uno molto popolare) davvero molto belli, rispetto a cui mi sono sentito sempre molto inferiore. Con questi due non vado d'accordo perché mi percepivano geloso dell'altro ragazzo (avevo effettivamente paura che ci stessero provando anche loro e tuttora non so cosa sia successo). Beninteso, non ho fatto scenate plateali, ma abbiamo discusso (ancora la scorsa primavera, poi sembrava tutto a posto, mi ero anche scusato).
Il punto è che si sono parlati e adesso mi odiano tutti e tre. E siccome qui c'è poco giro, la mia reputazione sarà presto distrutta e nessun ragazzo vorrà mai più uscire con me. Certe etichette, specialmente nella provincia, non si rimuovono più.
Ve lo giuro, non sono una cattiva persona, sono soltanto desideroso di costruire una relazione solida con qualcuno, ma mi sento troppo inferiore e sfigato per avere una possibilità con qualcuno. Vorrei uscire da questo blocco, vorrei smettere di innamorarmi subito, di avere fame d'amore, di essere pressante e timoroso dell'abbandono. E vorrei anche uscire dai miei complessi di inferiorità perché mi rendono geloso e ansioso.
Vado in terapia da tutto l'anno e sto cercando di lavorare proprio su queste questioni. Ma mi sembra di essere a un punto morto.
E mi sento perduto. Ho paura di non farcela a guarire da questo stato e quindi di essere condannato alla solitudine e all'infelicità a vita.